Malattie reumatiche e maternità: una guida per vivere la gravidanza con serenità
a cura della dott.ssa Nicoletta Romeo
10/27/20264 min read
Le malattie reumatiche riguardano moltissime donne e spesso si manifestano proprio in un momento delicato della loro vita: l'età fertile. Per anni si è pensato che una diagnosi reumatologica fosse incompatibile con il desiderio di maternità. Oggi sappiamo che non è così: con le cure giuste e un percorso ben seguito, è possibile vivere una gravidanza serena anche convivendo con una malattia reumatica.
Le paure più comuni
Vivere una malattia reumatica da giovane donna può essere difficile. Sono frequenti i timori legati al dolore, all'immagine di sé, alla capacità di essere madre; c'è la paura di peggiorare, di trasmettere la malattia al proprio bambino, o di non riuscire ad accudirlo al meglio. Per questo è importante non affrontare questo percorso da sole.
E’ importante sapere che le malattie reumatiche non sono ereditarie in senso stretto e non vengono trasmesse al bambino come invece può accadere per le malattie infettive.
Gravidanza e malattia: perché la pianificazione conta
Quando una malattia reumatica non è ben controllata, la gravidanza può diventare più complicata, e la malattia stessa può riattivarsi dopo il parto. Non è raro, inoltre, che una donna scopra di essere incinta mentre sta assumendo farmaci non compatibili con la gestazione. E’ quindi importante cercare di pianificarla, per avviarla in un periodo di remissione e stabilità della malattia.
Parlare per tempo con il proprio reumatologo, prima di cercare una gravidanza, fa una differenza concreta e può aiutare a:
avere tempo per tutte le informazioni utili a chiarire i dubbi e ridurre i timori
essere nelle migliori condizioni psico-fisiche per affrontare una gravidanza
effettuare eventuali esami preventivi, vaccinazioni, profilassi (es acido folico)
fare eventuali modifiche della terapia utilizzando farmaci sicuri
Gravidanza e terapie reumatiche
In generale la gravidanza e l’allattamento non sono un motivo di sospensione di molte terapie reumatologiche: continuare a curare la malattia e tenerla in remissione è fondamentale per ridurre i rischi e gli effetti negativi sia per la mamma che per la crescita del bambino.
Molti farmaci antireumatici sono del tutto sicuri in gravidanza. Tra questi cortisone, idrossiclorochina, sulfasalazina, azatioprina, ciclosporina A, colchicina, Immunoglobuline endovena, farmaci biotecnologici anti TNF alfa.
Altri farmaci come micofenolato mofetile, metotrexate e ciclofosfamide devono essere interrotti con un intervallo di tempo utile per eliminarli completamente dall’organismo.
Durante la gravidanza potrà essere necessario affiancare ai farmaci antireumatici altre terapie a scopo preventivo delle complicazioni, come l’acido acetilsalicilico (aspirinetta) o l’eparina sottocute ad azione anti trombotica.
Gravidanza e artrite reumatoide
L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria che colpisce le articolazioni causando dolore, gonfiore e rigidità e se non curata può causare danni permanenti. È una malattia seria, ma oggi disponiamo di molti farmaci efficaci per tenerla sotto controllo. Alcuni di questi, come idrossiclorochina, sulfasalazina e i biotecnologici anti TNFalfa (certolizumab pegol, etanercept, adalimumab) possono essere usati anche durante gravidanza e allattamento
Circa sei donne su dieci con artrite reumatoide stanno meglio durante la gravidanza, ma quasi la metà peggiora dopo il parto. Con una buona gestione della malattia prima e durante la gravidanza i rischi diminuiscono e le probabilità di un esito positivo aumentano.
Gravidanza e spondiloartriti
Le spondiloartriti (spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrite associata a malattie croniche intestinali) colpiscono spesso la colonna vertebrale e il bacino,ma anche le articolazioni periferiche, causando dolore e rigidità. Anche per queste forme esistono farmaci compatibili con gravidanza e allattamento, come sulfasalazina e biotecnologici anti TNFalfa (certolizumab pegol, etanercept, adalimumab)
Durante la gravidanza, nella maggior parte dei casi la malattia resta stabile, ma può riattivarsi dopo il parto: nell'artrite psoriasica, in particolare, i sintomi spesso peggiorano entro sei mesi dal parto.
Gravidanza e malattie autoimmuni sistemiche
Le malattie autoimmuni nascono da un errore del sistema immunitario, con produzione di autoanticorpi che attaccano vari tessuti e organi causando un’ infiammazione cronica. Se la gravidanza inizia in una fase di stabilità di malattia e vengono mantenute terapie mirate possono essere affrontate con serenità.
Il lupus eritematoso sistemico (LES) può colpire molti organi, con sintomi variabili: stanchezza, febbre, problemi articolari, cutanei, renali e decorso poco prevedibile. In gravidanza o dopo il parto può riattivarsi, soprattutto se la malattia era già attiva prima del concepimento, coinvolgendo più spesso pelle, articolazioni o sangue. Un monitoraggio attento e una terapia su misura possono fare la differenza: il successo della gravidanza dipende in gran parte dalla preparazione e dalla collaborazione con il team medico (reumatologi e ginecologi).
La sclerosi sistemica progressiva è una malattia rara che provoca fibrosi della pelle e degli organi interni. Può manifestarsi con vasocostrizione da freddo a mani e piedi (fenomeno di Raynaud), ulcere cutanee, reflusso e difficoltà digestive; il rischio aumenta quando colpisce cuore, polmoni o reni. In gravidanza tende a restare stabile, ma alcuni sintomi come il Raynaud o le ulcere possono peggiorare, mentre il vero pericolo emerge nelle forme gravi con coinvolgimento cardio-polmonare, dove il rischio è alto sia per la madre sia per il bambino.
Per queste malattie autoimmuni, i farmaci utilizzati spaziano dal cortisone a immunomodulanti e immunosoppressori come idrossiclorochina, azatioprina, ciclosporina: ogni terapia viene scelta con cura in vista di una gravidanza.
Il parto
Una malattia reumatica non è di per sé un'indicazione ad un parto cesareo: la scelta è prettamente ostetrica e basata sulle condizioni materne e fetali che eventualmente rendono difficoltoso il parto per via vaginale. L’analgesia (epidurale) non è controindicata e può avvenire previo consulto con il Ginecologo e l’Anestesista.
Il puerperio e l’allattamento
Nel periodo successivo al parto ci può essere il rischio di riacutizzazione di alcune malattie reumatiche: per questo si consiglia di effettuare visite di controllo regolari e di avvisare il Reumatologo in caso di comparsa di sintomi. Si tratta di un periodo faticoso, in cui è utile farsi aiutare il più possibile senza paura di sentirsi per questo “meno mamme”.
La maggior parte dei farmaci antireumatici sono compatibili con l’allattamento e quindi si possono assumere senza paura di creare danni al bambino. Vanno assolutamente evitati solo methotrexate, leflunomide, micofenolato mofetile e ciclofosfamide
Il ruolo dello Staff reumatologico
Il compito di tutto lo Staff (medici, infermieri, terapista occupazionale, psicologi) è innanzitutto offrire ascolto, perchè ogni storia è diversa e ogni desiderio di maternità merita attenzione e rispetto, sicurezza e informazioni chiare. Si valuta se sospendere farmaci non compatibili con la gravidanza, si rassicura la paziente su dubbi e paure, e la si inserisce in un Protocollo Gravidanze dedicato, condiviso con la Struttura di Ostetricia e Ginecologia.
In conclusione
Oggi una donna con una malattia reumatica può affrontare la gravidanza e le sue fasi successive con consapevolezza e serenità. Il segreto è pianificare con cura, affidarsi alle strutture che se ne prendono carico e lavorare in squadra con il proprio team sanitario. Perché ogni maternità merita di essere vissuta al meglio, anche convivendo con una malattia reumatica.
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